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Full text of "Nelle auspicatissime nozze Marcello Zon"

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Benedetto Vollo 



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'4n 



Tip. di State HHriineuEO. 



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HIUIAESPICATISSIIII NOZZE 



n 



Tip. di Sante Harlinene». 



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Milli iDspianssHitiiom 



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Hobile ed ìUiutn Signore. 



thi fu chiamalo a reggere, e regge coti 
degnamente i datìni di quetta etema città, etnuìa di 
Roma, da cui Me glorfoia origine la sua Famiglia^ 
apeila il mio Cttrme L'Oceano; il quale li aggim in- 
torno atte tìiaitaittidini ed ai coinmercii dei popoli, 
prodotte dalle navigasioni per le vie deU'oixano: è 
lempo questo, che costibùtce una delle piU grandi 
epoche dell'umanità. A me parve tema inDÌdiaUIa, 
e mt venne itispirato dalla meditazione e dallo ihidto 
pià ch'altro, sul poema I Lusiadi di Luigi CaaUetu. 
È proprio della lirica il collcffare materie die il 
tempo e le circostanze hanno quasi immensamente 
disgiunte tra loro, & questo è privUegio detta poaia 
e Mia musÌBa; oagaj arcano ed unjHrtaiCj come 
ia poesia lirica. Ma questo legar di malene le più 
disgtutUe per tatuo tempo tra loro, è U massimo del- 
ta difptoUà, e perofd la aeaneana di poani lirici in 



Ilalia. La Ma dd mio carme è tanpliciuima, e pt- 
rò mtovo mi porre ti modo rfi nolgm ipialo tog- 
ijello. l lenipi prepararono 1 Kf/naMi «mnftHcnd 
e quelle grandi wcperfe nilla cotte dàl' Jttantìmi 
qnindi i PMogheti vi tUMHrmm colonts, fimhi tt 
oemie nel eaito oceano fin l'Àmtriea e VJtia,'rK^ 
minato PaeiflcD dalla adma il un mete ch'ebb* a 
prooorri qud primo de' wutri nocijnlori che to 
traeenii, orna il HagdIaDD. Tutti mtmo le «Iragi 
che ri emmium nel iVuoM iftmdo dal Pórtogheti, 
e di fua( HiKgiie finnomio le JntìUe. Pari lumd 
nel carme tm poterò td/aggio^ tolto agli occhi del 
quaìt ifontio { cadmri de'praprii figtif che parìa 
a' mot HHOoi Itnntitt; i/uindi il IJHtUmo efte tvn^- 
meata k glorie msimuiK e deptam le bodogUe^ Je 
canHfieine e la guerra civile. A tutto fottio ti ofane 
di^Ki la etidttla del /èudolifmo e del ootnnimto deOe 



città italiane^ dopo la bwx durala di quel lenipo 
memombOt, 

J me per ta bneUà del tempo noti è dato di 
puftbttcdre che una parie di qaexto carme, cioè la 
fine miterriim di Magellano, e quanto riguarda U 
ammercia delle città italitme^ tra etri FenastOj Geno- 
va, Firvnse e Piia, ov'é ialradMa uns ìfiooaneìta, 
rim&olo delle arti e della tacra fatica, la quale con 
uno «toRcio lirico tMoita fuet len^, ne deplora it 
bme termine e ^ il naltcinio de' «coli poiteriorì. 

■fono fdici auspica e inoidiaM deeoro eteom iti 
luce fuetti miei versi, die inaugurano le noMC di£>e^ 
lUialre Signore. E chi potretite mter lodlumo e 
ffloitrmt indijferente a fuetto lietiiiùna ctrcoifaiua? 
£iaiio6ilegtDRUiel(a,cin tcebeepOM, tmìice ai pregio 
delia beilesM le doli rvrinime dello ^irlo e dello 
infogno. 



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Pngo (TocoaUore eon bmeeeknsa VoffirlB di 
chi non è fecetub ad ahum aàlHmiatt i eamdidi 
augura di ^icità, cA' é il dcridtrìò incstjngiiiòtlè di 
ogni anima, e che ama di teden tra le ^tioht daJ 
colono e neUo littdto del taggio, carne ndla ^tebmea 
di un molila t tu i UAmti giocmdi, purdtè ia 
uirtt le tenga uguaee. 

Tengo ad onore il dirmi 

Falesia^ 14 Ollnhn ISÌiS. 



Dri'i'Hit. Obbliganti, iervilore 



DAL C4RHE 

^» ^ CB Z3B ^ S3r ^ 



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A traverso le folgori e la fitta 
Tenebra i ferì eccidi! ed i marini 
Hostrì, ed il sangue olle reniole prode 
n dirino recarono portento, 
Chè tenza alenti non s'qcqdsta il vero 
RÈI A diSmde ■lì'mÙTerso; e duolo 
E laoime e remota wpoUnra 
Ebber l'anime grandi. Accompagnato 
Da poèta ^rodi dissidenti e tieri, 
CoA radea le coste Americane 
Un nepote di Luso, ardilo anunlo 
De' materni tiionfl, ed immortale 
.Conqnìstator; ma riatòrtuaio e il fitmìo 
Ebbe costanti I lan'» a' pabii Nnaii 
Esidaia il magnanimo, e la morte 
Espiò la calaniiia e la rivolta 



D' indomiti marini ... Oh, pria che morte 
Distendesse su lui l'ala fuoèbre, 
Almeoo in parte fu fiigo il desio 
Di m novello DDirersol D [HtHiionloiio 
AdorA delle Férgìni, ed U mare 
Conqdstato; mirò lene la calmi 
Qual di novdla primarera e astrìnse * 
Un re scender del solio, distendendo 
L'Ispano scettro. Tal esso esulava 
II generoso, e nobile tristezza 
Agli esuli compagna ebbe seguace. 
Pianti e pred per esso aveaii le donns 
Lndtane, H destin fero (emenli: 
Segando i flutti del maria deserto, 
Dall'inGmlo lor desEro Watà 
Miravan monti hiancbeggiar da lliii^ 
E le sonanti correntie de' fiumi 
Che sembianza rendean delle native ' 
Acque, sa cui gittaro ì guaimi prìnd 
In collo alla nutrice... Ecco da presso 
Errar di lungo pdago sa i liti 
Odono vagolante m'Io; inompenta 
Di barbari trìbà fiera lo acoercMa, 
E morie scaglia ne* compagni ;sc(q>fiia 
E fk incendia la ana canna omldda: 
Stanno attoniti i barbari, tramati 
A qnd fero spettacolo ; ^ sdnggi 
BrìDa nel ttìto t»a terriUI luce: 
Qua] se nel serpe tortuoso all'ombra 
Delie immense bosrnglie, n infigger giunti 



Tumultuasi l'inrnlliliil dnnln; 
E qiic' verdi recessi incoiisoiali 
Tutti echegfriar di dolorose f^i uìa 
Impreciiiifii sul CHpo de" lirnniii, 
Si che jwr l'ombre balenò la punla 
Delle lauee sanguigne, c giacque cslinto 
Sliseramente queir eroe, che prinm 
Navigò sopra la raminga prua 
Intorno all'Occàno; or sono eterni 
Del navigante i benellcii e il duolo. 

£ già di mare ia mar erro vagando 
Con la commossa fantada fremènte 
Simile a lui, che va di terra in terra 
A ricercar chi piange ; e gaudii sento 
Mesti in varcar qiiegl'inftnili spazii 
Burrascosi del gran padre Oceàno 
Aperti dal mortai genio inquieto. 
Vb son bastante a me gioja qoe' lauri 
E quell'ora di vita, onde celeste 
Sentiva ebrezza la risorte EUenif), 
Teina al Carme sndato, e genitrice 
Di tenibili eventi, e di cercanti 
Tra le procelle una seconda Patria, 
Come i proTug^ d'IHo. E tale ì Gred 
Poscia cbe Costantin si trafiggea 
Superbamente il libero suo peUo, 
Puggian l'ecddio delle patrie mura 
E le rocche crollanti, e le gementi 
Lor giovmette stringeano al «no. 
Popol nessuno, imagìoando, vide 



Cosi leg^dro c son idcnlc il sogno 
DeUa vita mortale qI par dì Grada; 
Rè da selve teutoniche [^vea, 
Da castella aolicUssiine il decoro 
In^gne ali'tiunirso ; Atene è luce 
Sola dell'atti e del vira costOine. 
Dall'Olente allor h Dea Aggita 
Coin[»aagcndo, lìi gloria unica i tetti 
Ospitali disddudere a' (i^giasdii 
Dalle sauté nane; e all'Apennlno 
In vetta, in mezzo ai Fiorentini eolB 
L'errante Gemo si posò di Grecia 
Radiando la speme oltre de' mari 
£ de' monti e i deserti deDa terra. 
Chiuse le penne, e nella destra H ferro 
Stretto sul sca lenea, qnati a lulcia 
Della vendetta, con feroce gtqja 
]1 nitura piacere assapOTaodo, 
Che si compiva in part^ onde le Unse 
Levaro il canto dai dileUi letni^. 

Così 1 vecchio unii'O'SD s'animava 
DI nuovi mondi, e rìsorgea a novella 
Speme, fb- sdiiusi i conthienti e I mari 
Dell'Oceàno, si piaidir le globe 
Remote, ina sorgean gueire ed raganni 
E nuovi eccidii, onde tonerò i broun 
Ti-fl vicenda di sangue e di delitti. 



i>ln sorgi, itala vergine, ch'è tempo 
Fra le cento dltadi onde litù corona, 



Divina aurara « (e ridea sul loare, 
RMea nel ciela e liberti eoa essa; 
E a man di libertà scoirrea le terre 
L'ulil fatica e le rendea fiorenti; 
Pur come piog^a provvida di vita 
Ai corrugeli petali; rinfresca 
I fior langTienli alle materne ajuole. 
Sicché del sole al matlutÌD saluta 
Levano l'armonia delle lor tinte. 
A mille a mille sagìi azzurri t^bi, 
Segnando l'ombra delle bianche vele, 
Rarigavan le |u-m, apportatrici 
D*8m|d tesori; U sol battea soave 
E con il wlfi i più ridenti sogni 
Infioravano U vergine peouero. 
Sorgea nella feSee ora la Pstrta, 
Ed un novello popolo d'idee 
Riempiva le (erre, are novelle 
E novelli costumi, armi diverse 
Tumultiiaro ed invadean le mentì. 
Colai si mira in eleggile foglio, 
Ulliino avanzo di funesto amore. 
Omicida discoiTere la fiamma 
Divoratrice di speranze e bad; 
Tremola il foco, e innumere ftville 
Trascinando nel i-a|)ido sentiero. 
D'un infinito odor l'aure ricrea. 
S'animi 1 Carme desioso I Forte 
Se ne' fontani secoli trascorre, 
E higubre mntis»tiio se l' eco 



Risveglia de' sepolcri, oade vi seoire 
Nel sileuziu de* morii, e risor^ndo 
Aletnorìa, palpa le più orrende piaghe. 
I suoi riposi abbandoDando il duce 
Vi concionava ìl popolo nasceDte; 
Duco, guerriero, sacerdote pio; 
E gnice innuiucrabili salendo, 
Air Oriente si volgea, Tedele 
Piell'amor dì sua terra, onde i pi'odigi 
Sursero qiuvi dell' uinnuo ingegno. — 
Rè già Venezia puri Tulte eran deste 
L'ampie dttà sorclle, e vi solcava 
La venturosa prua l'onda fraterna ; 
Ahi, di fraterno sangue anco Tumaatel 
Chè meteora orrenda immota stava 
A sommo il cielo, e rìversò la luce 
Saoguinolcutn, si che in crude pugne 
Uual sopra l'ai'c s'immolavan bieche, 
ma del pattizio veneto k acute 
Lance fiaccdrsi in petto al Sarac»io, 
E 'I fiihninaron dentro illn marine 
Qmee, nell'onde siraila; e le terre 
Oceanine erano ancelle a ìé. 
0 poetica terra, ed esultavi 
U'intiiuo gaudio; splendide le vie 
Eran d'nmorc! Le gentili donne. 
Le doune della fulgida Fii'enze 
Eran liete, e Apeouiu tutto ridea 
Fra il tumulto operoso e tra le mille 
Stiepitauli officine, onde un desio 



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Novo di vita e di rirlà dovunqiw 

In questo suolo aytm conoesio i Vmai. 

ha più vaga mortai; figlia dì queste 
Harioaread» lem (e la limìnt 
Come tìàb àm éBmi 3 nt^ looo 
IiTe<EÌaiido, e tn h> fiwtdi'appaja) 
La più le^iadra yei^oe d'Ausonia, 
(DeUs iàtfcaalnibolD modesto), 
Tulle sdorreudo le odorate siepi 
Del tiei^do giarda», infhi qoe' ndlle 
Leggiadri fiori igIk la ttoge il sole, 
U vagheggiato InugaoMiite spicca 
E all'ara él San Mareo, sollevaodo 
Uo sos)^, lo depme, E come fosse 
Il sacro gemo de' eoamierd eterni, 
Fiaccole e lire e fior lieU reoaudo 
(Essa di fiori amabile orilrice) 
S'appreseote alla qionda, io sul natio 
Abete sale, e a* zeffirì abbandona 
il bisso che de' crini emulo onde^ia: 
(Patrizia seta, cbe fiinttò tesori 
Alla dtlì, già redivK-a Atene 
E lemido delle Unm, code i ooncenti 
L'universo bgaro); essh abbaodooa 
Il lusso, che ondulò denbo dell'aure. 
Tiigbe drre ha trapunte, ond'è vergato 
Della SUB Patria U nome, e la diversa 
Indole de' snoi porti, ed H novello 
Sacro portento, delle saere leggi 
n nodo eterno, e va liete cantando 

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I feU dell'Ilalta e le spemno; 
E quel svmo dtddsdroo d perde 
inlerrotto pe' lim(4A ufSri 
Qual gemKo che via niflre tra* flotti 
Quando l'aara v'aleggia, e ìùmH» a Mra 
I Tcrdi maxìA e l'allglw de' HH. 
Ma rocchio ddia vergine profondo 
Come il pender, veleggia per rbumemo 
Pelago, che ^lendean gli astri nel rielo; 
Astri mirò novdU entro gli abiui 
Del del dìsHnti, e che alraderi Aro 
Per gl'iotentatì flotti alPHoino antico. 

E la bella cantò repnhblicana 
Quando volgeva aO' Orienta lieta 
A innaoellard della greca gemma; 
E 11 caldo sol dell' oriizonle ellNiio 
SoUa figlie ^ovea fflwra; « sovra 
1 guerrìer die salivano le mille, 
0 Veneùa, invindlnli gdere t 

Foco gentil, la barbara 
Rompe iffofbnda notte, 
L'empio dvil disddio 
Terribilmente iiighiollc : 
L' ire dì parte cstiugtiano 
LieU di un'altra sorte, 
E quivi crea le morte 
Un palpilo iuimortel. 



Brevi le giojel Tenere 
Le sfògbe anco fiorenti 
Qui periranno, mirausi 
Papaveri aoi^ti : 
D'infame odio la fiaecoh 
Ogni città disserro, 
E dell'orrenda guerra 
L' Eriiiiie ai'de fcral. 

□ cittadino insanginna 
Ed ogoi fior cdpesta, 
É ftalridda ogn' anima, 
D fero eccidio festa 
Vincolo eterno astiduo 
Chè non distendi, o terra ? 
Tal » preclude e serra 
De' popoli il cammin T 

Cessò, rapace ed orrida 
K reo mostro ti conflitlo; 
Ma odoran fiori ed aure 
Il snngue ed il dcUtto: 
Ogni magione ha nn lèrelro 
Spano d'mnan sangoe; 
Del misero die langoe 
Maturasi 1 destia. 



Fera Mclorìat 11 funebre 
Mesto Isolotto io miro 
Tntla coprir la leoobrR 
De' seeoS nel giro; ' 
Gettano in man le fiirie 
Tra le infernali strtda 
Il brando parricida 
Che si dirìge al cor. 

E di feroce spirilo 
Già s'animan gli estinti. 
Patria, viriìi s'immolano 
Dd vindtOT, dai Tinti 1 
n gmovese carcere 
Ghinde U pisan scooGIto : 
La rista del delilto 
Non mitiga il furor? 

Con l'onta el vibiperio 
ToceUam del ver l'altezza? 
Distmggerom noi lividi 
Questa idiial grandezza? 
Degli anìmoM echeggino 
Tuoi marìoari i gridi; 
Fian vedovi i tuoi lidi 
Alle future età. 



A tua do vizio schitidonsf 
fialsamiche contrade, 
E stanoo Siri ed Arai» 
Tremantf aDe lue spade: 
Adora h invÈndbtli 
bmamere galere; 
A tue rìdenti sere 
A'otle profonda sia. 

Onde Ti0^ un fremito 
Nel coDtiirtMto petto : 
FremìtA tbr»! Ahi vittime 
D'un fauMiipreso sfili* I 
Saranu» polve e ruderi 
La tua grafideasa antica^ 
Presta ritama mnlea 
Espia i delttS bIumm. 

^ftn (RvltM un'aura 
De' tuoi primieri ^omi, 
E fida aDe nieiuorie 
Un'altra età ntonu: 
Beva ógni spirto ingenuo 
Con ocelli wcblmati 
De'fulgidt, rosati 
Tramonti 1 tuo aerent - 



• * Ob 1 l'olevar che eflbodui 
, Dalle dflà rìdenti 

E sulTaiirora imbalsama , 
. Le fresche aure aaacenti, 

Si mesce alla bestemmis 

De' popoli traditi. 

Onde per tutu i liti 

n gemito d maor. 

Felici v^l^Qaal vivere 
Erra nel petto e ia volto; 
nobile fiamma, iiicognito 
Foco celeste accolto! 
I paini mar bob ttfutì 
A Doa mai aUndw vele, 
Dd natio suo) fedde 
Cosi Iral^na amori 



I petli Intemeralil 
E sorge a reo ti^^o 
Sfnnta da' {nt^irii &li 
Cìmviaglia a colpe dedita, 

Baccante ne' delitti, 
Fumante ne' conflitti 
Veggo 'i naiio terreo. 



n 

Ha vóli de' pntrizii 
Miro i palagi eterni, 
Vólc le Ioni armigere, 
Messe degli odii inferni: 
Cancellasi l' imperio 
Dai palrìi mar lemiiti, 
Stan l'ombre de'caduli 
IHganli in sol TirreD. 



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